Il momento che stiamo vivendo è complicato. Non tanto per questa trascurabile pandemia, quanto per le richieste incessanti e quotidiane che ricevo da parte di molti (…) di aggiornare il mio pensiero tradotto in blog. “Ma molti chi?” “Chi sono questi?” “Nomi e cognomi”, placatevi. Si definisce comodamente ironia, ma vi lascio comunque il beneficio del dubbio.
Non perdo e rubo tempo.
In primis, mi preme riconoscere e
sottolineare i miei limiti. La mia unica e primordiale forma di difesa. Mi sto
rendendo conto che divento intollerante alle vostre critiche legittime e
sacrosante sempre pronte a scovare le mie incompetenze artistiche, morali e
culturali. Detesto essere attaccato quando ho torto.
Procederò, pertanto, a raccontarvi
delle fisse sbocciate nell’ultimo mese e, chissà, prolungarmi per un periodo
continuativo fino alla classica fase di stallo in cui mi annoierà anche questa attività e
tornerò ad affliggermi sulla moltitudine di scelte sbagliate prese in età
prematura e che oggi mi portano ad essere attaccato gratuitamente da gente che
ha studiato musica e recita in teatri.
I miei limiti: non suono uno
strumento, uno. Mi hanno regalato l’ukulele qualche mese fa, l’evoluzione della
pratica dello strumento ha rischiato di procurare un ematoma cerebrale a mia
sorella, quando all’ennesimo “ma non si capisce che canzone è”, mi accingevo
nel tentativo irrealizzato di scaraventarglielo contro il suo bel, e ad oggi
ancora intatto, cranio. Non ho studiato recitazione. In tempi non sospetti, accettai
il ruolo di Pinocchio in un campo estivo. Si, di quell’esperienza mi è rimasto
solo il naso. Riconoscere i propri limiti di domenica penso sia già abbastanza
deprimente e quindi penso possa anche bastare. Anzi no, pensando a quanto
possiate essere tremendamente precisi, è opportuno specificare che il mio
dizionario è abbastanza limitato ed elementare, il vostro reminder non
aiuterebbe.
Le fisse: è stato un novembre
prolifico e fertile per noi scout di novità audiovisive. Di seguito parleremo
dei seguenti elementi, i quali non necessitano di una mia spinta, tuttavia è
sinonimo di onestà intellettuale dichiararne i meriti:
1. Album
del mese: “30” di Adele e “Noi, loro, gli altri” di Marracash
2. Film:
“E’ stata la mano di dio” di Paolo Sorrentino
3. Serie
TV: “Strappare lungo i bordi” di Zerocalcare
Discorso paradossalmente simile per Marracash, cari miei amichetti rapper del quartierino. Per natura, la figura del rapper mi ha sempre generato impressioni contorte. Da una parte disapprovo l’abitudine di esibire una costante rabbia e la libertà di prendere a male parole chiunque. Detesto soprattutto il detestare questa roba che in realtà garantirebbe una serie di benefici da non sottovalutare. Soldi risparmiati in tisane, integratori e massaggi relax fatti di nascosto.
Sul film di Paolo Sorrentino, non scrivo nulla perché ci sarebbe tutto il repertorio che un critico può descrivere in un linguaggio tecnico del tutto inefficace e che un non-cultore della materia come lo scrivente può comunicare in modo adeguato e sintetico.
In questo accattivante blog ho
già confidato a Voi tutti che le serie TV sono il mio punto debole a pari
merito con il tagliarmi le unghie dei piedi con le mani. Non mi piacciono, né
le serie e vi dirò, nemmeno le unghie incarnite. Troppo scostante e lunatico
per cedere al ricatto della serie. Detto questo, sei puntate di 20 minuti mi
hanno convinto a cedere e realizzare (verbo già utilizzato in precedenza, siete
peggio della SIAE) che in realtà la mia autorevolezza inizia a scricchiolare.
Zerocalcare lo scoprite solo
oggi, ed io con voi.
La serie è una figata pazzesca, roba da 90 minuti di applausi, ovvero l’intera durata di questo piccolo capolavoro. Avevo scritto di ‘sto piccolo capolavoro, lo ammetto. Ok, romantica e malinconica, lo sappiamo, la voce dell’armadillo sai di chi è? Enno.
L’avete vista tutti, e chi non l’ha
fatto non mente, pertanto, vi spoilero il frammento che mi ha magneticamente
bloccato e violentemente scoperto dall’antivirus emotivo. Momento polemica
nascosto: è il momento storico del femminismo reiterato e difeso in modalità
inappropriata (no, vi prego zerocalcare e quindi zeropolemiche), del
bodyshaming o bodysceming, del bodypositivity e dal covidpositivity, ma davvero
ci voleva un fumetto per aprirvi/ci gli occhi sulla soluzione più problematica
ad oggi esistente in natura. In realtà un ragazzetto di 20 anni dai capelli
bianchi a XFactor21 aveva anticipato il tema, ma il tabù deve rimanere tabù. Il
suicidio. Tema complicato, complesso e scomodo, non sarò mica io a sdoganarlo,
sia chiaro. Vi chiedo però una cortesia, parliamone, confrontiamoci e non
nascondiamoci, saremmo i promotori della più vera forma di solidarietà nei
confronti di persone vicine, vicinissime, noi stessi. Aiutiamoci a non
nasconderci.
Tranquilli, scrivo da una
tavernetta sotterranea e di overdose di integratori contro il gonfiore dello
stomaco non è mai morto nessuno. Degli effetti del gonfiore, forse si.
Mi costa ammettere che in questa
fase della vita, mi sono affezionato ad una persona. Anzi ad un fumetto. Gli
voglio proprio bene. Tvb zero, e grazie anche per la colonna sonora che mi
accompagna nel tragitto casa-lavoro. E sai come ci vado a lavoro? Cor coso,
come se chiama….
Commenti
Posta un commento