Non guardo serie TV. Non mi piace il ricatto morale insito nell'approccio streaming e soprattutto considerare l'impegno di dover inevitabilmente concludere qualcosa che in realtà dovrebbe disimpegnare. Detto questo, l'amica @liuzza__ (anticipata dall’amico @guguperilsociale di qualche mese) mi ha suggerito di provare a svoltare la mia esistenza e di adeguarmi alla globalizzazione cinematografica. Per non ricadere nella retorica del finto tradizionalista mi sono tacitamente concesso After Life di Ricky Gervais. Ve lo dico subito non è un capolavoro. Lei diceva convinta "si piange e si ride, si ride e si piange". Si ride poco e si piange meno. Recitata con discrezione dal suo stesso regista e sceneggiatore, ha buone musiche e un ritmo più che apprezzabile. Si riconosce invece un black humor di qualità. Approfitto comunque del vostro tempo per dirvi che @liuzza__ (in combutta con @fabriziodentico )senza volerlo (forse) mi ha regalato finalmente quei momenti di cinema che non provavo da anni. Da quando, ai tempi del liceo, provavo a fare mie le tecniche di seduzione di Step in Tre metri sopra al cielo. Mi sto perdendo. Ah ecco. Queste prime sei puntate mi hanno aiutato a riflettere e si, posso dirlo, mi stanno insegnando a vivere secondo alcune regole che sbadatamente avevo abbandonato ed erroneamente rimosso dal mio codice di vita. Sorvolate ed ignorate tutti i riferimenti possibili all'amore spassionato ed incondizionato verso la moglie defunta e concentratevi alla cinica raffigurazione dell'essere umano e del suo essere tragicamente ridicolo quando pensa di non avere alcuna via d'uscita.
Sarò onesto: in questa fase, il conflitto mi attanaglia e mi costringe a fermarmi un attimo per riflettere sul momento che sto vivendo. No ragazzi, quale conflitto bellico. Chissenefrega. Andiamo per priorità, diamine. Non siate superficiali. Quello che mi blocca è il conflitto interiore indotto dal complicato momento musicale italiano. Sì, la situazione è più grave del previsto. Mi sento Woody Allen in preda alle sue consuete crisi d'identità, davanti al dentifricio irrimediabilmente incrostato nel lavabo. La situazione che mi tormenta, sia chiaro, è sempre la stessa. Da anni. Eppure non c'è terapia, integratore o mindfulness capace di sbrogliare la matassa. Chi mi conosce accetta, malvolentieri, la mia beauty routine settimanale. Il sottoscritto aspetta il venerdì non per il gin tonic, non per lo smash burger, non per il sashimi, ma per le uscite discografiche. Sembra un caso grave. Invece è peggio. Sì, lo so, c'è la crema per le rughe (citazione per pochi). Sì, lo so...

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